Capita spesso, a chiunque abbia una sensibilità ambientalista, di ritrovarsi in ufficio circondato da fogli e documenti e di pensare a quanti alberi siano stati abbattuti per conservare informazioni più o meno importanti. In un articolo di qualche anno fa, sul magazine “Focus”, si leggeva che da un albero di media grandezza si possono ricavare 79.500 fogli di carta, vale a dire, il contenuto di 159 risme di carta.

Questo ammontare di fogli potrebbe sembrare esorbitante, ma non lo è. Basti pensare che una amministrazione pubblica di piccole dimensioni come la Provincia di Prato, con la dematerializzazione documentale, ha potuto evitare il consumo di ben 200 mila fogli all’anno, il contenuto di 400 risme di carta.

Oltre ad aver risparmiato in termini di spazio d’archiviazione (4 metri cubi di documenti sono diventati 3 dvd), con la dematerializzazione la PA ha perpetrato l’esistenza di due alberi all’anno e diminuito sensibilmente il proprio impatto ambientale, anche per ciò che riguarda i rifiuti.

Da un’analisi della Regione Lombardia emerge che, qualora venisse utilizzata la giusta accortezza e le tecnologie adeguate, 99.000 impiegati d’ufficio potrebbero riuscire a risparmiare 1.386 tonnellate di carta. Fatti i dovuti calcoli, stiamo parlando di oltre 100.000 alberi l’anno.

Sapere quanti fogli si possono ricavare da un albero è solo il principio di una riflessione che porta lontano. Un numero che può fornire una ragione in più per pensare alla dematerializzazione documentale come uno strumento indispensabile per abbattere l’impatto ambientale delle aziende.