Storia degli archivi e delle biblioteche

Il Medioevo e gli archivi ecclesiastici, la salvezza della cultura

Come si è detto, il Medioevo vide il tramonto delle strutture politiche e amministrative fino ad allora vigenti. Con esse si perse la necessità burocratica di conservare e tramandare documenti e pratiche di pubblico interesse in raccolte ufficiali. Questo però, non significò il tramonto anche di una tradizione archivistica fondamentale per l’eredità culturale e informativa dell’umanità.

A farsi carico di questo capitolo della storia degli archivi furono gli istituti religiosi. Monasteri e cattedrali divennero il tempio della conservazione documentale; i luoghi fisici, intellettuali e spirituali degli archivi.

Gli archivi monastici furono il punto di riferimento territoriale per la raccolta e la consultazione di documenti e di atti amministrativi e giuridici tra privati e tra questi ultimi e la Chiesa. Nonostante il ruolo chiave degli archivi ecclesiastici del Medioevo, tali raccolte di documenti furono estremamente selettive. Nella trascrizione delle pergamene e nella raccolta dei documenti più importanti all’interno del cartolario, organizzato su base territoriale, vennero curate particolarmente le informazioni legate ai possedimenti e agli interessi dell’ente ecclesiastico di riferimento, a scapito degli attestati di altra natura.

Sempre nel Medioevo, grazie alla volontà di papa Damaso I (367 – 384), vide la luce il nucleo di ciò che divenne secoli più tardi l’archivio della Chiesa.

Innocenzo III e la riforma degli archivi ecclesiastici

Nel 1198 salì al soglio pontificio un riformatore: Innocenzo III. Il quale diede avvio alla grande opera di ristrutturazione dell’istituzione ecclesiastica e dell’immagine della Chiesa tutta, a partire dal riordino degli archivi e dei documenti, che custodivano (e custodiscono) le basi del suo potere temporale e del consolidamento della Confessione. I locali presso San Pietro divennero la sede archivistica della Santa Sede e lì si vollero concentrare tutti gli atti prima d’allora distribuiti nelle varie istituzioni pontificie.

Il nuovo ordinamento degli archivi pontifici voluto da papa Innocenzo III ha permesso la trasmissione, fino ai nostri giorni, dei registri pontifici, fondamentali documenti che hanno mantenuto traccia di tutti gli atti emessi dalla cancelleria apostolica.

L’opera di accentramento degli archivi rispecchiò quell’opera di accentramento burocratico e politico della Chiesa con la quale Innocenzo III trasformò una confessione religiosa in una potenza politica in grado di competere con le più grandi realtà europee del tempo.

Con la riforma degli archivi, la Chiesa mise in salvo preziosi documenti che ci hanno permesso d’interpretare la storia della civiltà occidentale, scongiurandone la distruzione derivante dall’incuria e l’imperizia che caratterizzò la gestione degli archivi laici nei secoli successivi.

Alto Medioevo, gli archivi diventano ecclesiastici

Il declino e la caduta dell’Impero Romano, con lo sfaldamento delle istituzioni e delle infrastrutture sociali che avevano caratterizzato la cultura occidentale per diversi secoli, segnano anche profondi cambiamenti nella storia degli archivi. Venendo meno l’organizzazione burocratica dell’impero e la direzione centrale per la definizione dei protocolli amministrativi, la produzione documentaria diminuì bruscamente.

Se, da una parte, la produzione e la relativa archiviazione dei documenti pubblici e amministrativi si ridusse, le gesta municipalia, quale produzione di atti di diritto privato, continuarono a svolgere il loro ruolo di regolazione della sfera pubblica. Gli exceptores e i tabularii vennero sostituiti, quali certificatori della fede pubblica, dai notari.

Durante l’Alto Medioevo la funzione d’archivio rientrò nella sfera spirituale, abbandonando la laicità acquisita nella storia della Roma antica, ma senza le implicazioni trascendenti e sacrali degli archivi greci. Le chiese e le abbazie assunsero il compito di mantenere salda un’istituzione archivistica di conservazione, catalogazione e cura dei documenti raccolti nel corso dei secoli.

Oltre a sostituire le funzioni pubbliche degli archivi ufficiali dell’impero, gli archivi ecclesiastici dell’Alto Medioevo hanno permesso la trasmissione, fino ai nostri giorni, di testi di fondamentale importanza per la cultura occidentale che, altrimenti, sarebbero andati perduti. Da quella competenza millenaria nella gestione degli archivi e dei documenti, consolidatasi durante l’Alto Medioevo, oggi la Chiesa può contare su una delle raccolte documentali più nutrite di tutta la storia degli archivi. Un insostituibile patrimonio di tutta l’umanità.

La lex Cornelia de falsis nella storia degli archivi

Il falso documentale è stato un problema con il quale gli archivisti si sono dovuti confrontare fin dagli albori della storia degli archivi. Una volta venuta meno la sacralità degli atti pubblici e privati, cristallizzati in forma di documento (tipica dei documenti del periodo storico classico) a sancire l’inviolabilità della verità racchiusa nei testi conservati, è dovuta intervenire la legge.

La lex Cornelia de falsis (anche nota come lex Cornelia testamentaria nummaria o lex testamentis) dell’81 a.C., parte del corpus legislativo silliano, ha rappresentato una pietra miliare nella storia dell’archivistica per la lotta alla falsificazione documentale e uno strumento fondamentale per la garanzia di veridicità delle informazioni conservate negli archivi.

La lex Cornelia de falsis va a inquadrarsi in un processo di sviluppo dell’istituto della poena falsi che parte con l’inquadramento come crimen della falsificazione dei signa apposti sui testamenti e che si conclude con l’estensione della punibilità anche dei falsari di signa apposti su qualsiasi tipo di documento.

Come è facile intuire, l’emanazione di una legge creata ad hoc per contrastare il falso documentale come la lex Cornelia de falsis, non fa che attestare la diffusione e il peso di tale fenomeno nella storia della gestione documentale e degli archivi.

Il Tabularium e la storia degli archivi nella Roma antica

Nella storia degli archivi durante il periodo della Roma antica, si può individuare il momento della costituzione di un archivio inteso come edificio dedicato espressamente alla conservazione dei documenti.

Siamo nel 78 a.C., nel centro di Roma. L’archivio fu costruito su commissione di Quinto Lutazio Catulo sul colle capitolino. Il Tabularium, la cui struttura è ancora visibile tra i resti del Foro Romano, divenne la prima sede laica di un archivio di utilità pubblica per la raccolta di atti, quali gli attestati degli Edili e la conservazione dei documenti del Censo.

Nell’ambito del Tabularium operavano i professionisti specializzati nella redazione dei contratti: i tabularii. I tabularii operavano, supervisionati dal Magister census, in qualità di notai e contabili e si distinguevano dai tabelliones per il fatto che a questi ultimi non era dato di svolgere funzione pubblica legata alla redazione e alla conservazione dei documenti, ai quali era riconosciuto valore ufficiale. Con il tempo le leggi romane fanno assurgere a valore di pubblica ufficialità anche documenti precedentemente affidati ai rapporti tra privati come, ad esempio, i testamenti e le gesta. Documenti che vengono affidati, anch’essi, al Tabularium.

L’utilità dell’istituto dell’archivio ufficiale di stato diventa presto una necessità amministrativa a ogni livello di governo dell’Impero romano. Nella storia di Roma antica, nei primi secoli dopo Cristo, gli archivi diventano un’istituzione ufficiale in tutto il territorio dell’Impero.

Storia degli archivi: tra pubblico e privato nella Roma classica

Se è vero che nella Grecia classica gli archivi assumono una funzione pubblica e sacra, nella Roma (repubblicana e imperiale) gli archivi diventano lo strumento fondamentale per storici, studiosi e giuristi. Grazie alla disponibilità di testi antichi e di archivi organizzati, videro la luce le opere di Tacito e Plinio il giovane, ma anche raccolte normative che hanno fatto la storia del diritto.

Accanto all’archivio pubblico degli uffici amministrativi o dell’imperatore stesso (gli unici archivi ufficialmente riconosciuti come tali), iniziarono a nascere raccolte private di testi e documenti. La redazione di questi documenti, non probatori in sede giuridica se non depositati anche negli archivi pubblici (insinuatio), era affidata ai tabelliones: professionisti il cui nome  deriva dalle tavolette cerate o imbiancate di legno sulle quali venivano registrati i documenti.

La storia degli archivi, durante la Roma classica, pone un’altra pietra miliare per ciò che riguarda la conservazione documentale. La diffusione di supporti meno deperibili delle tavolette cerate, fino ad allora largamente impiegate: i papiri. Diffusione consolidata anche dalla legislazione giustinianea, che impose uno standard di supporto (il papiro, appunto) e uno standard di formato per i contratti.

Storia degli archivi nella Grecia classica: tra burocrazia e sacralità

Dopo aver viaggiato agli albori dell’archivistica, la storia degli archivi prosegue nell’età classica per andare ad analizzare il ruolo delle raccolte documentali tra i Greci.

Per comprendere l’influenza che questa cultura ha avuto nell’ambito della conservazione dei documenti, basti pensare che il termine “archivio” deriva direttamente dal termine greco archái (ἀρχαὶ, magistrati), gli amministratori della cosa pubblica, delegati dell’assemblea popolare. Da lì il termine archeion, acquisito dalla lingua latina con il termine archivum.

Nella storia della società greca classica la sacralità dell’archivio pubblico è sottolineata dal fatto che le raccolte di documenti venivano affidate, il più delle volte, a templi e santuari. Un anatema gravava su coloro che si macchiavano del sacrilegio di alterare i documenti conservati (elemento che fa pensare a un’eventualità piuttosto ricorrente).

I supporti altamente deperibili, che venivano utilizzati per la registrazione di dati e informazioni, hanno drasticamente ridotto l’occasione di analizzare i documenti conservati in questi archivi. Certo è che, oltre alle memorie degli eventi pubblici, gli archivi delle città della classicità greca conservavano anche atti privati come contratti, testamenti, adozioni.
Dalla seconda metà del IV secolo nell’agorà di Atene venne istituito il più importante archivio di Stato dell’epoca. Documenti della vita pubblica, come il verbale di plebisciti, leggi e atti processuali, e potevano essere consultati da tutti i cittadini.

Con i Greci dell’età classica, gli archivi entrano definitivamente nella Storia della cultura occidentale, assumendo la stessa aura di sacralità con la quale questa società aveva ammantato la cosa pubblica.

Storia degli archivi: la nascita del documento nell’antichità

Gli albori della storia degli archivi può essere fatta risalire alla nascita di un’esigenza specifica che ha gettato le basi del progresso umano: quella della raccolta sistematica e della trasmissione della memoria collettiva.

Dai sistemi di quipu per la contabilità degli Inca, ai mnemon dell’antica Grecia, la memoria collettiva degli eventi, nell’antichità, era prerogativa di pochi. Accanto alla trasmissione orale si era andata sviluppando una capacità di espressione attraverso segni grafici (disegno o graffito) che potevano essere interpretati e compresi più diffusamente.
Il passo decisivo verso la nascita di un sistema di comunicazione delle informazioni che superasse il contesto temporale e soggettivo si è avuto attorno a 5.000 anni fa, con l’impiego dei segni codificati della scrittura cuneiforme sumera. Nacque così la produzione di documenti che potevano essere conservati e fruiti anche a distanza di tempo. Nello stesso momento nacque anche l’esigenza di creare raccolte ragionate di documenti e la necessità di affidare tali raccolte a spazi adeguati e dedicati alla conservazione documentale.

Una delle principali fonti di produzione documentale dell’antichità fu, allora come oggi, la burocrazia. Gli imperi più evoluti (si pensi all’antico Egitto) si dotarono di notai e funzionari d’archivio (agoranomi) che avevano il compito di redigere i documenti e conservarli negli archivi ufficiali.

La storia degli archivi segna un percorso che, grossomodo, può essere fatto coincidere con quello della storia. Grazie alla raccolta sistematica dei documenti antichi, infatti, è stato possibile ricostruire la quotidianità e gli eventi cardine di civiltà lontane e dell’umanità tutta.