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Conservazione sostituiva: i formati

Dopo aver parlato delle caratteristiche generali dei formati validi per la conservazione documentale digitale, riprendiamo ad analizzare il tema prendendo confidenza con i formati che rispondono ai requisiti indicati per una corretta conservazione sostitutiva.

Due dei formati emergenti per i documenti digitali sono l’ODF e l’OOXML. Nel caso del formato ODF, l’Open Document Format, sviluppato dalla comunità di OpenOffice.org, così come per l’OOXML, l’Office Open XML Format sviluppato da Microsoft, siamo davanti a formati:

  • non proprietari;
  • aperti;
  • documentati;
  • ampiamente fruibili;
  • standardizzati de iure; autosufficienti;
  • privi di sistemi di protezione (ad es. cifratura).

Nonostante l’emergere di nuovi formati per la conservazione sostitutiva, il formato PDF/A rimane uno standard ampiamente adottato e ideato espressamente per l’archiviazione a lungo termine.

A differenza del formato PDF comune, il PDF/A può contare su una completa indipendenza da oggetti esterni (font, algoritmo di compressione proprietario, etc.) per mantenere un layout invariato nel tempo. In una parola è auto-contenuto.

La questione del formato dei file adatti alla conservazione sostitutiva non si chiude qui, poiché, nel tempo, potrebbero concorrere al primato del PDF/A nuove tipologie di file.

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