I dati 2013 dell’Osservatorio ICT & Commercialisti della School of Management del Politecnico di Milano offrono interessanti spunti per riflettere sull’ impiego della conservazione sostitutiva in uno degli ambiti nei quali l’investimento nella dematerializzazione può contare sul più alto ROI (Return on investiments tradotto come ritorno sugli investimenti).

Attualmente, nel campione di studi preso in considerazione per la preparazione del rapporto 2013 “I Commercialisti e le ICT: prospettive per una professione in trasformazione”, risulta che la conservazione sostitutiva dei documenti è effettuata dal 12% degli studi professionali.

Come sottolinea il rapporto, il dato è da considerarsi positivo se visto in relazione con gli altri settori dell’economia italiana. Rimane, però, da valutare una fetta importante di professionisti (il 42%) che non ha preso in considerazione la dematerializzazione dei documenti, né tantomeno ha intenzione di farlo nel prossimo futuro. Il 6% degli intervistati non ha alcuna nozione di conservazione sostitutiva e delle possibilità offerte dalla dematerializzazione documentale a norma di legge. Il 58% di commercialisti e contabili che non hanno introdotto la conservazione sostitutiva per la gestione dei documenti dello studio ha valutato come non rilevanti i benefici economici a essa legati.

Ciò che per molti studi di commercialisti non risulta essere uno strumento a supporto del business, per altri, invece, può rappresentare un vantaggio strategico.

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