La posta elettronica non certificata ha un valore probatorio? Se la risposta fosse affermativa, sorgerebbe un ulteriore dubbio: come conservare le email a norma di legge?
Per quanto riguarda la prima questione, un orientamento giuridico sempre più diffuso riconosce l’email quale documento informatico dotato di rilevanza probatoria, scaricando sulla controparte l’onere del disconoscimento della “conformità ai fatti o alle cose prodotte” (art. 2712 del C.C.).

Nonostante la produzione di una email non fornisca tutte le garanzie di identificazione certa di autore, contenuto originale e momento di creazione (come nel caso di documento corredato di firma digitale qualificata), in caso di procedimento, non è raro che il giudice prenda in considerazione l’email quale elemento con valore probatorio (anche se di secondo piano). Da qui l’esigenza per aziende e professionisti di conservare la corrispondenza (nel caso di email si tratta di documenti nativi digitali) tramite la conservazione sostitutiva.

L’elemento della conservazione sostitutiva, infatti, fornirà un valore in più alla semplice email memorizzata nelle cartelle del client di gestione della posta elettronica o nei server del gestore del servizio. Il periodo di conservazione dei documenti digitali con valore probatorio e di rilevanza fiscale o commerciale è, come per ciò che riguarda i documenti cartacei, di dieci anni.

Un periodo piuttosto lungo, nel quale non si può fare affidamento su tecniche e tecnologie di archiviazione non professionali. Per serbare nel tempo la vita e il valore probatorio delle email non certificate, la conservazione sostitutiva è un valido alleato di aziende e professionisti.

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