Il concetto del cloud computing ricorre sempre più spesso in relazione all’archiviazione dei dati digitali a basso costo o, addirittura, come servizio gratuito. Ma si conosce veramente il fenomeno e si hanno nozioni accurate in fatto di sicurezza dei dati e dei documenti archiviati? È la domanda che si è posto il Garante per la protezione dei dati personali che ha pubblicato una guida dedicata al cloud computing (www.garanteprivacy.it). In essa si solleva una questione di grande interesse che continua a far discutere gli addetti ai lavori.

Una delle caratteristiche dei servizi di cloud computing avanzati è l’ampia dislocazione territoriale. In caso di localizzazione in territori nazionali che afferiscono a ordinamenti giuridici differenti si farà riferimento a diversificate normative sulla sicurezza della conservazione dei dati e sulla privacy. Ciò comporta gravi rischi nel caso in cui la conservazione dei dati interessi documenti sensibili o strategici.

Inoltre la mancanza di controllo diretto sui supporti di archiviazione o la mancanza di un referente o responsabile della società provider, espone a gravi rischi di continuità operativa per politiche di disaster recovery inadeguate (nel caso di servizi scadenti perlopiù a carattere gratuito).

A fronte di un’immediatezza di utilizzo e di un costo conveniente, i servizi non qualificati di cloud computing per l’archiviazione di dati digitali possono riservare alcune brutte sorprese. Per questo è sempre meglio rivolgersi a professionisti del settore, soprattutto quando il servizio richiesto riguardi l’archiviazione di dati e documenti aziendali, professionali o personali di carattere sensibile.

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