Abbiamo già parlato del significato della metadatazione e abbiamo già accennato alle varie tipologie di metadati che possono andare ad arricchire le informazioni relative a un documento digitale.

Andiamo ora ad analizzare in profondità le varie tipologie per comprenderne l’utilità e gli ambiti applicativi.

Iniziamo con una classificazione di massima che riguarda la posizione dei metadati rispetto al file. Da questo punto di vista i metadati possono essere archiviati come incorporati (embedded) o come oggetti esterni (metadata sidecar file).

Le tre tipologie principali con le quali sono classificate le meta-informazioni di un documento sono le seguenti:

  • Metadati descrittivi – il loro compito è quello di descrivere una risorsa con l’obiettivo di identificarla in modo più approfondito possibile;
  • Metadati strutturali – con questa tipologia di metadati si assolve al compito di descrivere la composizione strutturale del file al quale sono associati;
  • Metadati amministrativi – sono le informazioni che consentono di venire a conoscenza di dati quali: tipologia di file, autore e data di creazione.

Esistono schemi condivisi e diffusi di metadatazione che facilitano l’interoperabilità dei sistemi di gestione documentale. Uno degli schemi più diffusi è il Dublin core, che proviene dal mondo della biblioteconomia, ma ci sono anche i METS, DC, EAD/EAC e MAG.

Per avere maggiori informazioni sulle tipologie di metadati e i sistemi di metadatazione, continuate a leggere i nostri approfondimenti sul tema o fate riferimento al Manuale di conservazione digitale di A. Sinibaldi e P. B. Buongiorno.

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