Digitalizzazione degli archivi storici_ processi e vantaggi

Digitalizzazione dei Beni culturali: processi e vantaggi

Digitalizzazione dei Beni culturali: processi e vantaggi


Come si evince dalla recente pubblicazione del Piano nazionale di digitalizzazione del patrimonio culturale (PND), la digitalizzazione dei beni culturali è considerata un’attività cruciale per favorire l’accessibilità al patrimonio storico, artistico e documentario, preparandolo, allo stesso tempo, ad affrontare le nuove sfide del futuro sfruttando le innumerevoli opportunità offerte dalle nuove tecnologie. Il digitale ha trasformato in modo irreversibile sia i processi di produzione e deposito del materiale storico che le modalità di conservazione e valorizzazione di tale materiale. Una trasformazione che, tuttavia, non consiste solo nel passaggio dall’analogico al digitale ma che anzi presuppone un’attenta attività di pianificazione volta a evitare sprechi di risorse finanziarie e di energie, per garantire l’accurato mantenimento del patrimonio nel tempo.

In questo articolo approfondiremo:

Le fasi del processo di digitalizzazione del patrimonio archivistico

Tutti i progetti di digitalizzazione del patrimonio storico-culturale devono essere programmati nei minimi dettagli e seguire, pertanto, specifiche fasi, ognuna delle quali volta al raggiungimento di un risultato sostenibile in ottica sia dell’effettivo mantenimento nel lungo termine, sia a livello finanziario.

1. Definire i motivi della digitalizzazione

In primo luogo bisogna stabilire gli effettivi motivi della digitalizzazione e verificare quanto questo progetto sia opportuno per l’istituto, stabilendo se le caratteristiche peculiari dell’archivio e di quanto conservato al suo interno si prestino a essere sottoposte a tale processo e se la digitalizzazione rappresenti un valore aggiunto per la gestione del patrimonio culturale.

2. Stabilire gli obiettivi da raggiungere

Step successivo è la definizione degli obiettivi del progetto, individuando i vantaggi che la digitalizzazione apporterà e le eventuali complessità relative alla sua esecuzione.

3. Analizzare come si presenta l’archivio

Si passa poi all’analisi della situazione dell’archivio dell’istituto, propedeutica alle attività di digitalizzazione, evidenziando quindi le caratteristiche del patrimonio in esso conservato, degli spazi disponibili per la lavorazione del materiale e delle risorse disponibili da un punto di vista economico-finanziario, di infrastrutture e di personale addetto. A ciò si aggiunge uno studio sui possibili rischi indiretti, quali ad esempio, il maggior danneggiamento di parte dei documenti, per evitare i quali si devono quindi predisporre le eventuali attività necessarie preventive ed a correttivo.

4. Pianificare le attività

Conclusa la fase di analisi dello stato di fatto, si procede con la vera e propria pianificazione delle attività: si stabiliscono i criteri di selezione del materiale, la porzione dei fondi che verrà interessata, la selezione delle metodologie che si vorranno mettere in pratica e le specifiche tecniche relative alle modalità di trasferimento dei documenti, il tutto corredato da un’attenta programmazione delle risorse necessarie al raggiungimento degli obiettivi prefissati.

5. Avviare la digitalizzazione

Dopo aver definito le modalità esecutive dell’intervento, può cominciare la vera e propria fase di digitalizzazione che prevede il riordino del patrimonio da sottoporre alla scansione, la preparazione dei documenti e l’indicizzazione dei file così ottenuti.

6. Programmare strategie post-digitalizzazione

Un progetto di digitalizzazione efficace nel lungo termine, prevede tutta una serie di attività di analisi relative a tematiche quali: la fruizione e consultabilità della documentazione digitale, la conservazione dei file e la proprietà intellettuale.

I vantaggi della digitalizzazione del patrimonio archivistico

La digitalizzazione è quindi un processo che permette di rappresentare un prodotto culturale in modalità digitale, conferendo a quest’ultimo una sua autonomia. Digitalizzare, infatti, non significa solo trasformare un oggetto da analogico a digitale, ma favorire il reperimento e la gestione di tale oggetto attraverso un sistema di informazioni (metadati). Per questo motivo la digitalizzazione è un processo complesso che richiede un’alta professionalità oltre che competenze specifiche a seconda della tipologia di bene da sottoporre a questa operazione. Inoltre, la digitalizzazione comporta anche un ripensamento delle modalità di accesso al bene culturale rendendo possibili nuove modalità di fruizione (realtà aumentata, touchscreen ecc.) che consentono la consultazione del materiale a distanza e la creazione di uno spazio online aperto a tutti per attività e iniziative di promozione utili alla collaborazione di quanti operano nel settore e ad attrarre nuovi pubblici. Se ne deduce che offrendo a questi di beni la possibilità di varcare soglie e confini fino ad adesso invalicabili o valicabili parzialmente, la digitalizzazione ne favorisce la valorizzazione. Ulteriore vantaggio riguarda la conservazione: il materiale digitalizzato è conservato in ambienti digitali che ne garantiscono l’autenticità, l’accessibilità, l’utilizzabilità e la reperibilità, sottraendoli, al contempo, alla manipolazione, danneggiamento, al deterioramento e al furto.

Servizi professionali di digitalizzazione conservativa e consultativa

I servizi professionali di digitalizzazione dei Beni culturali erogati da Bucap permettono a musei, biblioteche e archivi storici di poter digitalizzare il loro materiale in sicurezza e nel totale rispetto del patrimonio originale. Vari gli strumenti disponibili per l’attività di digitalizzazione dei beni culturali che permettono di soddisfare ogni esigenza e offrire servizi di alta qualità:

  • Gli scanner planetari (Zeutschel OSQ, PhaseOne iXH 150MP e Bookeye) di vari formati e con diversi allestimenti disponibili (CIS, CCD, Fotografici) garantiscono la massima tutela nella digitalizzazione di particolari beni culturali quali: tradizionali volumi monografici, di manoscritti, di documentazione sciolta e rilegata anche se non perfettamente conservata, fino al formato A0.
  • Gli scanner rotativi di grande formato (Contex e WideTek), ad alta risoluzione, permettono la scansione di documenti di dimensione fino alla larghezza di 160 cm, quali planimetrie, disegni, cianografie, manifesti, carte sciolte.
  • Gli scanner piani per piccoli formati a retroilluminazione e ad alta risoluzione (fino a 3.600 dpi) consentono di digitalizzare patrimoni culturali fotografici, lastre in vetro, negativi e diapositive.
  • Differenti tipologie di scanner per microfilm permettono di convertire supporti microfilm su pellicola (di tutti i formati: 35mm, 16mm, cartridge, microfiches, etc.), in file digitali;
  • Gli scanner rotativi professionali (Kodak) consentono acquisizioni di alta qualità, con efficiente produttività ed una elevata versatilità.

Photo credits:

Foto di Eliens da Pixabay

Area Editoriale

AREA EDITORIALE

Una raccolta di articoli per chi vuole approfondire il mondo della gestione delle informazioni e della digitalizzazione.