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Come dematerializzare un documento: un lavoro che richiede competenza ed esperienza


Come dematerializzare un documento: un lavoro che richiede competenza ed esperienza



La conservazione dei documenti è qualcosa in costante evoluzione. Specialmente da quando le tecnologie digitali sono diventate così diffuse. E, in un momento di “passaggio tra vecchio e nuovo”, le competenze e l’esperienza sono più che mai necessarie per preservare lo storico di un ente o un’azienda.

I vantaggi della digitalizzazione sono tanti: più efficienza, maggiore semplificazione, minori costi. Più che normale, quindi, che i responsabili della gestione documentale, sia in ambito pubblico sia in ambito privato, si informino costantemente su come dematerializzare un documento.

E su come poter contare su un lavoro altamente professionale.

Temi:

Dematerializzazione e digitalizzazione

Prima di procedere, un chiarimento è doveroso, così da sgombrare il campo da ogni possibile fraintendimento: qual è la differenza tra dematerializzazione e digitalizzazione?

Le due definizioni sono, per forza di cose, semplificate ma rendono comunque l’idea di che cosa si andrà a parlare.

Organizzare la dematerializzazione dei documenti cartacei

In un ufficio in particolare, e in un’azienda o una pubblica amministrazione in generale, i documenti da digitalizzare sono, solitamente, tanti. L’attività preliminare da fare è organizzare, in maniera ordinata, tutti i documenti che poi saranno oggetto di dematerializzazione.

Come riuscirci? Bisogna stabilire e individuare una ratio, un criterio in base al quale ordinare i documenti. Ad esempio:

  • Tipologia documentale (fatture, contratti, ecc.);
  • Data di validazione;
  • Anno di competenza;
  • Ufficio di competenza;
  • Responsabile della creazione e validazione.

Questi sono solo alcuni dei possibili esempi: ogni ufficio ha le proprie necessità e può scegliere di organizzare i contenuti da digitalizzare di conseguenza.

Scanner e software

Mettere in ordine i documenti secondo una precisa ratio permette anche di quantificare, in maniera precisa, di quanti documenti si sta parlando. A questo punto, c’è bisogno di due strumenti: uno scanner e un software di gestione documentale.

Scegliere lo scanner

Lo scanner per documenti è il primo amico di qualsiasi processo di dematerializzazione documentale. Ovviamente, ne esistono di diverse tipologie, ognuna adatta a uno specifico tipo di documenti. È possibile dare, al riguardo, delle preziose indicazioni.

  • Scanner planetario. Per certi versi, potrebbe essere definito come il più generale e, allo stesso tempo, versatile. Lo scanner planetario, infatti, può essere utilizzando, sempre in maniera efficiente e con grandi risultati, per digitalizzazione non solo fogli ma anche libri, riviste, documenti rilegati e mappe. La soluzione ideale per gli uffici dove si gestiscono documenti di varia natura.
  • Scanner piani e rotativi per grandi formati. Lo scanner piano e rotativo per grandi formati è indicato soprattutto per architetti, geometri e ingegneri, che devono spesso, se non sempre, lavorare a progetti su fogli di formato molto grande, come 0A, A1 e A2.
  • Scanner per microfilm. Uno scanner che risponde a un’esigenza molto specifica: digitalizzare documenti conservati su pellicola, un supporto analogico ancora relativamente diffuso, soprattutto se si pensa agli archivi fotografici o alle cineteche.

Scegliere il software

Il secondo amico del processo di dematerializzazione documentale è un software di gestione documentale. Anche in questo caso, le soluzioni sono diverse:

  • Piuma: software che consente di gestire in maniera ottimale il protocollo informatico;
  • Alfresco: piattaforma per la gestione e la condivisione dei dati;
  • Pentaho: programma per gestire il data warehouse, ovvero l’insieme di dati e informazioni che rappresentano il cuore di un ente o un’azienda;
  • Ephesoft: piattaforma che semplifica l’acquisizione e la classificazione di documenti multicanale.

E anche in questo caso, la scelta va fatta in base alle esigenze specifiche dell’ufficio che ha la responsabilità dei documenti da digitalizzare.

Approfondimento: Software per la gestione documentale: 4 utili “ferri del mestiere”

Attestazione di conformità

I documenti sono stati scelti e digitalizzati. Prima di procedere con la loro allocazione in un archivio, c’è una domanda da porsi: in che modo garantire la piena corrispondenza tra l’originale cartaceo e il “sostituto” digitale? È qui che entra in gioco l’attestazione di conformità.

In sostanza, è l’attestazione che un documento digitale sia perfettamente conforme all’originale cartaceo da cui è stato creato. L’attestazione può essere rilasciata:

  • Da un pubblico ufficiale per le pubbliche amministrazioni;
  • Da un notaio per i privati.

Questo passaggio è tanto delicato quanto importante, richiede grande attenzione, esperienza e specifiche competenze.

Creare un archivio digitale

Adesso che i documenti sono digitalizzati e la loro conformità all’originale attestata, è venuto il momento di pensare alla creazione dell’archivio digitale vero e proprio.

Sul tema, non ci sono delle direttive precise e puntuali ma, più che altro, degli utili consigli da seguire:

  • Scegliere quali sono i file;
  • Decidere quali sono le categorie all’interno dell’archivio e rinominare i file in maniera coerente;
  • Ridurre al minimo l’errore umano, anche utilizzando alcuni dei software precedentemente suggeriti;
  • Ricorrere alla conservazione digitale per avere la certezza che i documenti restino integri e siano sempre reperibili in qualunque momento.

Giunti a questo stadio, il processo di dematerializzazione documentale può dirsi concluso.

Digitalizzazione documenti in outsourcing

Come si è visto, dematerializzare i documenti, specialmente quando sono in gran numero e si tratta di documenti importanti, è un’operazione sia complicata sia complessa. Meglio non improvvisare e affidarsi ai professionisti del settore.

Meglio ricorrere alla:

Digitalizzazione documenti in outsourcing

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