I passi della dematerializzazione fiscale: l’impronta dell’archivio

La dematerializzazione dei rapporti con l’Agenzia delle Entrate parte dalla conservazione digitale della documentazione aziendale rilevante ai fini fiscali.

Elemento chiave di questa pratica di relazione con la PA è l’impronta dell’archivio informatico. Essa, tramite una funzione hash, una sequenza di simboli binari avente una lunghezza prestabilita, è in grado di identificare univocamente un file senza però rendere identificabile il documento originario.

Il soggetto titolare dei documenti, o il responsabile della conservaizone, dovrà generare l’impronta dei documenti informatici oggetto della conservazione, secondo le specifiche tecniche indicate dall’Agenzia delle Entrate, e redigere una comunicazione in formato schema xml (eXtensible markup language), da trasmettere telematicamente all’Agenzia.

Le varie impronte dei documenti da presentare all’Agenzia dovranno essere raccolte in un file (Pdf, Xml o P7M) siglato da firma digitale. Da tale file archivio, dopo avervi apposto una marca temporale, verranno estratti tre tipi di file validi per la comunicazione al fisco:

  • un file con estensione Tsr (Time Stamp response)
  • un file con estensione Tst (Time Stamp Token)

Una volta trasmessa tale comunicazione attraverso i canali Entratel o Fisconline, l’utente riceverà una conferma di avvenuta ricezione che, al suo interno, conterrà un breve messaggio circa la correttezza o meno della comunicazione stessa. L’impronta digitale dell’archivio informatico così inviata verrà controllata da un apposito software dell’Agenzia e la procedura, andata a buon fine, produrrà una ricevuta legata alla dichiarazione da un numero di protocollo.

AREA EDITORIALE

Una raccolta di articoli per chi vuole approfondire il mondo della gestione delle informazioni e della digitalizzazione.