La strada della digitalizzazione o dematerializzazione dei documenti è stata intrapresa dalla pubblica amministrazione già nel 2006, quando il “Libro bianco Stanca sulla dematerializzazione” recitava: “la dematerializzazione rappresenta un processo qualificante di efficienza e di trasparenza delle amministrazioni pubbliche, che in pari tempo consente notevoli risparmi diretti, in termini di carta e spazi recuperati, e indiretti in termini di tempo e di efficacia dell’azione amministrativa pubblica, delle aziende e dei privati.”

Sebbene al tempo le idee fossero già chiare e fossero state espresse anche delle stime sul grado di risparmio che avrebbe consentito l’adozione di processi informativi digitalizzati, ad oggi, quattro anni dopo, la strada da percorrere sembra ancora lunga.

Questo è ancora più vero se si considera che per un insieme di organi come le P.A., per le quali il corretto funzionamento è garantito solamente da una corretta condivisione delle informazioni al proprio interno e vero l’esterno, percorrere la strada della dematerializzazione significa rivedere strutturalmente i processi informativi. Nel particolare, al fine di giungere ad un equilibrato sistema di trasmissione e condivisione delle informazioni in grado di sostenersi, ovvero al fine di giungere ad una piena gestione documentale informatizzata, è necessario che siano primariamente garantite le giuste implementazioni Ict. Tutti i comparti amministrativi, omogeneamente, dovranno dotarsi di piattaforme tecnologiche in grado di gestire tutta la filiera produttiva in maniera “full digital”: solo così l’informazione digitalizzata porterà i suoi frutti migliori.

Se la presenza delle premesse per la realizzazione di una P.A. ad alto contenuto digitale si può indagare attraverso l’analisi dello stato delle Ict nei vari reparti della prima, il panorama italiano non risulta entusiasmante. Non tanto perché gli enti rappresentino una costante di arretratezza nello stato delle loro Ict, quanto perché, e la situazione dei comuni ne è emblema, esiste una fortissima disparità tra ente ed ente, che impedirebbe di fatto un flusso informativo omogeneo.

Abbiamo citato la disparità tra i comuni italiani nel loro ricorso all’Ict sulla base di un Rapporto Ancitel 2009 che sottolinea come soltanto i comuni più grandi (45 su 8100) abbiano raggiunto un buon livello di integrazione Ict. Ovviamente questo dipende dalle maggiori risorse economiche di cui dispongono, ma non può essere un deterrente. Se si pensa infatti al vantaggio economico che porterebbe l’attuazione di processi informativi dematerializzati solo ai pochi comuni più grandi, il gap tra questi ultimi e i molti più piccoli andrebbe allargandosi, comportando una reazione negativa del sistema intero.

L’intervento deve quindi essere sistematico e gestito da enti superpartes in modo da garantire l’acquisizione di uno standard volto all’ottimizzazione dei processi. Il ministro Brunetta in merito ha presentato un piano E-Gov 2012 atto alla normalizzazione qualitativa dei processi in 80 progetti raccolti in quattro ambiti (per obiettivi settoriali, territoriali, di sistema e internazionali). La dematerializzazione sarà compresa tra gli obiettivi di sistema e le progettualità ad esso afferenti comporteranno un investimento di 52 milioni di Euro.

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