Lo stato dell’arte nella digitalizzazione della PA

L’Associazione Nazionale per gli Operatori e i Responsabili della Conservazione Digitale (ANORC) ha effettuato un’analisi dello stato dell’arte dell’attuazione della digitalizzazione nella PA italiana e gli esiti di tale ricerca sono stati poco confortanti, perché hanno evidenziato la necessità di compiere ancora un lungo percorso per poter accedere a tutti i benefici (in termini economici e d’efficienza) derivanti dalla piena dematerializzazione documentale e dall’adozione dei processi dettati dal Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD).

Gli elementi più evidenti emersi dall’indagine risultano essere: la quasi totale assenza dell’indicazione del Responsabile della conservazione sostitutiva sui siti delle PA (nel 90% dei casi analizzati e ancora più grave, nel 50% dei casi non è stato ancora nominato) e una scarsa diffusione (30% dei casi) del rispetto di normative sulla privacy e sulla corretta amministrazione digitale. Al di là dei dati più eclatanti, una scarsa e poco chiara informazione pubblica veicolata dai siti istituzionali, primaria interfaccia di relazione con il pubblico a disposizione della PA digitalizzata.

Nella nota che ha reso pubblico il risultato della ricerca, l’ANORC sottolinea come la piena applicazione delle disposizione del CAD e la piena digitalizzazione documentale, oltre alla corretta archiviazione digitale e al corretto trattamento dei dati personali nell’ambito della PA, potrebbe portare a un risparmio consistente dei costi amministrativi (70 mld di euro all’anno) che gravano sulle casse pubbliche del nostro Paese.

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