Per marca temporale si intende, ai sensi dell’art. 1 del D. M.E.F. 23 gennaio 2004, una “evidenza informatica che consente di rendere opponibile a terzi un riferimento temporale”. Fa eco a siffatta definizione l’art. 1 lett. i) del D.P.C.M. 30 marzo 2009: “il riferimento temporale che consente la validazione temporale”, ove “validazione temporale” significa, per l’appunto, “risultato della procedura informatica con cui si attribuiscono, ad uno o più documenti informatici, una data ed un orario opponibili ai terzi” (art. 1, lett. aa), del CAD). Pertanto una evidenza informatica è sottoposta a validazione temporale mediante generazione e applicazione di una marca temporale alla relativa impronta (art. 43 del D. P.C.M. 30 marzo 2009). L’apposizione di una marca temporale (che tecnicamente altro non è che una firma digitale che si aggiunge a quella già apposta dal responsabile della conservazione) consentirebbe, in poche parole, di estendere la validità di un documento informatico, i cui effetti si protraggano nel tempo, oltre il limite della validità della chiave di sottoscrizione.
A completamento di quanto già scritto va ricordato il disposto di cui all’art. 47 del D. P.C.M. 30 marzo 2009: “1. Il riferimento temporale assegnato ad una marca temporale coincide con il momento della sua generazione, con una differenza non superiore ad un minuto secondo rispetto alla scala di tempo UTC (IEN), di cui al decreto del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato 30 novembre 1993, n. 591″.
2. Il riferimento temporale contenuto nella marca temporale è specificato con riferimento al Tempo Universale Coordinato (UTC)”.
La data e l’ora che verranno apposte con questa procedura potranno essere opponibili a terzi in caso di contestazioni sul documento. I tre step necessari per la creazione di un documento corredato di marca temporale sono i seguenti:

– Il calcolo dell’impronta del documento digitale o digitalizzato (comprensivo di firma digitale) e l’invio al certificatore di marca temporale abilitato da DigitPA;
– Il certificatore assegna data e ora all’impronta del documento e sigla il documento così prodotto con la propria firma digitale;
– Ottenuta l’impronta marcata dal certificatore, essa dovrà essere associata al documento originale;
 – La marca relativa al documento verrà altresì conservata dal certificatore per un periodo di 20 anni.

In questo caso, la validità della firma digitale con la quale si è siglato il documento digitale o digitalizzato verrà estesa a 20 anni.

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