Tutti noi conosciamo il PDF, il formato più diffuso per la creazione di documenti digitali, per la gestione di workflow documentali digitalizzati e per la conservazione sostitutiva. Solo pochi, solo gli addetti ai lavori forse, sanno che la storia di vita del PDF non è stato sempre un dominio incontrastato. Il DjVu è stato per lungo tempo considerato un rivale attendibile del PDF.

Esiste veramente una competizione tra i due?

Entrambi i formati nascono negli anni ’90 con lo scopo di fornire un’alternativa digitale al documento cartaceo. Il DjVu nasce come una tecnologia votata esclusivamente alla digitalizzazione dei documenti cartacei, quindi alla loro cattura tramite scansione e alla loro conservazione. La tecnologia, che permette la creazione dei DjVu e quindi l’acquisizione e la digitalizzazione del documento, prevede la scomposizione della struttura del documento stesso in tre livelli: sfondo, primo piano e maschera in bianco e nero. Ognuno viene elaborato in modo specifico e per ognuno esiste un algoritmo di elaborazione e compressione. Questo approccio consente la massima compressione (ZIP finale) con la minima perdita: una pagina di giornale in versione DjVu pesa all’incirca dai 10 ai 25 Kb.

La diffusione del formato di digitalizzazione documentale DjVu, però, non ha avuto la stessa fortuna del formato PDF per molteplici motivi:

  • Sicuramente l’impossibilità da parte del primo di essere crittografato e protetto.
  • In secondo luogo il formato PDF ha incontrato una commercializzazione universale: ogni PC possiede un programma di lettura per file PDF.
  • In terzo luogo i file PDF non consente solo la digitalizzazione, la protezione e la diffusione di testi già esistenti in formato analogico ma anche la formattazione di testi già digitalizzati. Il DjVu presuppone l’esistenza di un supporto analogico.

La verità è che i due formati non si possono considerare concorrenti diretti ma elementi complementari per una giusta implementazione di processi di conservazione sostitutiva e digitalizzazione. Da una parte il PDF consente di ottimizzare piani di workflow di gestione documentale efficienti per la sicurezza che attribuisce alle informazioni contenuti nei suoi documenti, per l’universalità della sua distribuzione e lo stato di standard riconosciutogli da ISO. Dall’altra il DjVu si dimostra, per le sue caratteristiche, in alcune situazioni molto adatto alla conservazione di documenti ad informazione non decifrabile come nel caso di immagini, progetti e formule. Il formato meno popolare è quindi molto utile nel momento in cui debbano essere conservate o trasmesse immagini o digitalizzazioni di documenti in cui debbano permanere evidenti difetti esistenti sul supporto analogico e tracce di altri oggetti. L’esempio più efficace si riscontra forse nella necessità di conservare documenti storici. Tutto questo occupando il minimo dello spazio possibile.

Appurato che i due formati non rappresentano alcuna concorrenza dal punto di vista del mercato della conservazione sostitutiva o della gestione del workflow documentale, possiamo aggiungere un’informazione molto importante: attraverso un Universal Document Converter è possibile convertire le formattazioni dei due tipi di documenti nella rispettiva complementare. In questo modo avrete sempre a portata di mano la possibilità di usufruire della formattazione più adatta al vostro scopo.

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