5 miliardi di euro l’anno: è il risparmio previsto con l’introduzione della ricetta digitale (o elettronica). Una boccata d’aria per la sanità pubblica che, grazie a questa innovazione, potrà contare su un alleviamento della pressione del debito.

Assieme all’introduzione dei certificati di malattia online, il risparmio complessivo è stato stimato attorno al 10% della spesa pubblica destinata alla sanità.

La road map verso la diffusione generalizzata di questa prassi introdotta definitivamente con il decreto del 2 novembre scorso, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 12 novembre, prevede un’entrata a pieno regime entro settembre 2012, periodo entro il quale il ministero della sanità e le regioni dovranno definire le regole tecniche.

Attualmente, però, i dati non sembrano essere confortanti. I progetti pilota regionali hanno visto una scarsa adesione con l’eccezione della Valle D’Aosta, nella quale il 62% dei medici coinvolti hanno inviato la ricetta digitale per via telematica.

Così come delineato dal presidente ANORC, avv. Andrea Lisi, e dal presidente della Società Italiana di Telemedicina, prof. Giancarmine Russo, nel corso della convention DIG.Eat 2011, uno degli ostacoli alla creazione di un sistema generalizzato di eHealth è la mancanza di una uniformità di disciplina per l’invio del certificato medico web e della ricetta digitale, nonché una linea guida sulla dematerializzazione dei documenti clinici.

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