Sappiamo ormai, e già da tempo, soprattutto con l’avvento del web 2.0, cosa siano i tag cloud .
Sono le cosiddette “nuvolette” che nel tempo hanno assunto caratteristiche diverse fino ad essere personalizzate, mediante effetti grafici, secondo le esigenze, generalmente, del layout di un sito internet.
Infatti la parola “tag cloud” rievoca subito il concetto di sito internet perché, in effetti, queste “nuvole” vengono inserite nelle pagine web per conferire loro maggiore attrattiva.
Non solo.
Nell’archiviazione delle informazioni digitalizzate i tag cloud possono sicuramente essere considerati come lo strumento di indicizzazione delle stesse. Sono una sorta di codice identificativo della quantità di documenti presenti in quel sito, relativamente a quella parola.
La grandezza del font del tag cloud è infatti indicativa della quantità di pagine, più pagine ci sono per quel dato argomento e più grande sarà il font.
Attraverso i tag cloud, quindi, possiamo catalogare i documenti digitali (le pagine web) e fornire all’utente una panoramica generale dei contenuti che può trovare.
I tag cloud sono ovviamente strumenti adattabili ai soli documenti digitalizzati.

L’usabilità dei documenti digitali è pertanto importantissima e per usabilità si intende, in questo caso, la facilità con la quale gli utenti riescono a interpretare le informazioni.
I tag cloud sono dunque un elemento, ancor prima che attrattivo, usabile. Volendo fare un esempio esaustivo, possiamo paragonare i tag cloud alle etichette che, all’interno di una biblioteca, identificano un testo e la sua posizione negli scaffali.

Di seguito vi forniamo un esempio di tag cloud applicato al nostro sito:
Archiviazione documentiTeleprocessingMicrofilmGestione elettronica documentaleConsulenza Archivistica

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