Il provvedimento del 12 settembre 2013 n° 396 del Garante della privacy apre in modo deciso nei confronti dell’impiego dei dati biometrici quali parametri d’autenticazione di una firma digitale avanzata. Vale a dire: sulla firma grafometrica. La diffusione dei tablet device per l’apposizione di firma autografa in ambito bancario ha posto con pressante urgenza una presa di posizione da parte del Garante sul ricorso a banche di dati biometrici a supporto dell’autenticazione delle firme elettronica autografa.

Quest’ultimo ok da parte del Garante della privacy viene rilasciato sull’impiego dei dati biometrici comportamentali quali parte integrante del processo identificativo e non come mero sistema di controllo per l’accesso a un certificato di firma remota.

Secondo la procedura sottoposta alla valutazione del Garante della privacy da parte di un istituto di credito, il titolare della firma, a seguito del rilascio del consenso all’impiego dei dati personali, sottoscrive il contratto digitale di servizio. Nell’ambito di tale sottoscrizione effettuata tramite tablet, il sistema raccoglie i dati biometrici come pressione, velocità e movimento che diventano la chiave di autenticazione dell’utente. Il sistema sottoposto all’attenzione del Garante della privacy è strutturato in modo che i dati biometrici, ritenuti particolarmente sensibili, non siano accessibili in chiaro.

Il via libera da parte del Garante è stato rilasciato a seguito dell’accertamento che il sistema di firma grafometrica prospettato risulti sicuro e non improntato per il passaggio di informazioni relative alla salute del titolare o ne leda in altro modo la privacy.

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