La firma digitale e scadenza
La firma digitale è soggetta a scadenza? Una domanda legittima che potrebbe attrarre l’interesse di molti.
Il certificato del titolare, vale a dire l’elemento che associa le chiavi crittografate alla persona fisica, ha un periodo di validità. Ma ci sono altri due casi in cui la validità della firma decade: la revoca e la sospensione.
La revoca o la sospensione sopravvengono nei casi quali:
– La sottrazione del dispositivo di firma
– Lo smarrimento del dispositivo di firma
– Quando è necessaria la modifica dei dati contenuti nel certificato.
Sia nel caso della revoca che nel caso della sospensione o scadenza, la firma digitale non avrà alcun effetto giuridico. Il documento, quindi, risulterà non sottoscritto.
Mentre nel caso di revoca, gli effetti sono irreversibili, la sospensione è una condizione transitoria del certificato, che potrà avere due esiti: la revoca o l’annullamento della sospensione.
In alcune circostanze si richiede l’accesso e la modifica di documenti siglati con firma digitale e prodotti in un periodo di tempo molto antecedente, vale a dire, quando risultava valido un certificato attualmente in scadenza o scaduto, revocato o sospeso. Cosa indica la normativa, in questi casi?
Esiste un servizio di marcatura temporale, attraverso il quale si può associare a un documento digitale informatico un’etichetta elettronica particolare che ha lo scopo di dimostrare che quel documento era preesistente e certificato in un determinato momento, nonostante la firma e la data attuali.
Un riferimento temporale opponibile a terzi può essere ottenuto anche attraverso l’utilizzo della posta elettronica certificata, della segnatura di protocollo o attraverso la procedura di conservazione documentale.
Nonostante, quindi, il certificato della firma digitale sia soggetto a scadenza, il sistema normativo prevede vari escamotage per poter fruire di documenti firmati con un certificato non più valido.
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