Interoperabilità dei dati: la chiave della digital transformation nella Pubblica Amministrazione
È di qualche settimana fa la notizia che l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) ha reso note le sue Linee Guida sull’Interoperabilità tecnica delle Pubbliche Amministrazioni e le Linee guida Tecnologie e standard per la sicurezza dell’interoperabilità tramite API dei sistemi informatici (Determinazione n. 547 del 1/10/2021, conforme all’art. 71 del CAD e della Direttiva UE n. 1535 del 2015) che aiutano a meglio circoscrivere il fenomeno.
In questo articolo chiariremo il concetto di interoperabilità dei dati e delle informazioni e perché può essere considerata la chiave della digital transformation nella Pubblica Amministrazione.
Cosa vedremo:
Cosa si intende per interoperabilità
Il Codice dell’Amministrazione Digitale – CAD all’art. 1 del Capo e Sezione I fornisce la seguente definizione di interoperabilità nella PA: “caratteristica di un sistema informativo, le cui interfacce sono pubbliche e aperte, di interagire in maniera automatica con altri sistemi informativi per lo scambio di informazioni e l’erogazione di servizi”.
L’interoperabilità permette perciò alle organizzazioni e alle persone di collaborare in piena sinergia tra loro, di condividere i dati in maniera veloce, efficace e sicura, riducendo al minimo le possibilità di errori.
Vantaggi auspicati
Con l’adozione e l’implementazione di un modello di interoperabilità virtuoso per lo scambio di informazioni e l’erogazione di servizi si mira a creare valore e tutta una serie di vantaggi a beneficio di cittadini, professionisti e imprese:
- Gestione efficiente delle informazioni e dei dati;
- Velocizzare l’intera macchina burocratica della Pubblica Amministrazione con la conseguente riduzione dei possibili errori commessi;
- Offerta di un maggior numero di servizi che meglio soddisfino le esigenze di cittadini e imprese, erogati in maniera più flessibile, veloce ed efficace;
- Risparmio di risorse da allocare diversamente;
- Creazione di nuovi posti di lavoro qualificati e maggiori competenze digitali;
- Cittadini, imprese e professionisti soddisfatti perché supportati (e non rallentati) dalla PA in tutti gli ambiti.
Affinché tutto questo si possa realizzare nel concreto è necessario intervenire su più fronti, nei diversi livelli di interoperabilità.
I diversi livelli di interoperabilità
Quando ci si riferisce all’interoperabilità è necessario aver chiaro che questa interessa diversi livelli:
- Interoperabilità tecnica, necessaria per rendere possibile lo scambio di dati e informazioni in tutta sicurezza tra i sistemi informativi delle diverse amministrazioni pubbliche, per far questo è necessario implementare dei sistemi informatici preferendo un approccio incentrato su API (Application Programming Interface) come promosso dal Piano Triennale 2019-2021;
- Interoperabilità a livello di semantica, per gestire in maniera efficace la comunicazione e la condivisione di dati e informazioni tra sistemi e banche date diverse.
- Interoperabilità organizzativa, affinché vi sia coordinamento e vengano stabiliti in maniera chiara ruoli, compiti e le modalità attraverso cui avvengono gli scambi;
- Interoperabilità giuridica che garantisca l’accesso, la consultazione e la condivisione di dati in piena sicurezza e nel rispetto della privacy.
Ognuno di questi livelli è necessario a realizzare un modello di interoperabilità virtuoso, strutturato ed efficiente, che conduca sulla strada della piena collaborazione tra le Amministrazioni Pubbliche anche a distanza e tra Stati diversi, semplificando lo scambio di informazioni e dati.
In questo quadro è facile intuire il perché l’interoperabilità e la trasformazione digitale siano legate tra loro e l’una è necessaria all’altra.
Area Editoriale