Le novità del Piano di digitalizzazione del patrimonio culturale
Pubblicato a giugno 2022, il Piano nazionale di digitalizzazione del patrimonio culturale mira al consolidamento dell’ecosistema del digitale in ambito culturale per renderlo fruibile a tutte le categorie di utenti e alla creazione di servizi e applicativi user-oriented. Un’evoluzione dell’attuale paradigma che porterà all’adozione di nuovi modelli organizzativi.
In questo articolo approfondiremo:
- Il Piano nazionale di digitalizzazione del patrimonio culturale
- Le novità del Piano di digitalizzazione del patrimonio culturale
Il Piano nazionale di digitalizzazione del patrimonio culturale
Il Piano nazionale di digitalizzazione del patrimonio culturale (PND), redatto dall’Istituto centrale per la digitalizzazione del patrimonio culturale – Digital Library del Ministero della Cultura, è il documento che crea il contesto strategico utile alla realizzazione degli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) costituendo, pertanto, un riferimento metodologico e operativo per musei, archivi, biblioteche e luoghi della cultura pubblici che conservano che gestiscono e valorizzano beni culturali. Frutto di un processo collaborativo che ha visto coinvolte le maggiori istituzioni culturali del Paese, il PND attraverso la digitalizzazione del patrimonio culturale si pone tre obiettivi principali:
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- ampliare le forme di accesso al patrimonio digitale per migliorare l’inclusione culturale;
- ampliare le pratiche di digitalizzazione includendo oltre ai beni culturali anche i servizi all’utenza in processi end-to-end, per monitorare l’efficacia e l’efficienza delle singole funzioni o attività, nonché dell’organizzazione nel suo complesso implementando azioni di tempestiva risoluzione di problemi e di miglioramento continuo dei processi stessi
- ampliare le forme di cooperazione e di interoperabilità dei dati nell’ecosistema, considerando anche la necessità di interscambio all’interno di infrastrutture digitali di ricerca internazionali che rispondono alle necessità di diverse comunità scientifiche.
Le novità del Piano di digitalizzazione del patrimonio culturale
Digitalizzazione per partecipare
Garantire l’accessibilità al patrimonio culturale significa favorire l’inclusione sociale attraverso la partecipazione attiva, lo scambio interculturale e lo sviluppo della creatività e della conoscenza. Per questo motivo è compito di ogni istituto culturale sia ampliare la quantità di risorse digitali disponibili online, organizzate in modo che siano facilmente raggiunte, consultate e condivise, sia migliorare la qualità di accesso e le modalità di fruizione di riuso, superando ogni barriera (fisica, culturale, cognitiva e psicosensoriale) per rendere il patrimonio culturale una risorsa a disposizione di tutti, singoli e comunità rappresentative dell‘intera società. Quello digitale è un ambiente che non solo raccoglie, conserva e facilita la circolazione delle informazioni, ma è anche luogo di partecipazione attiva, dove gli utenti singoli e le comunità di utenti possono esprimersi.
L’accessibilità sul web non va concepita solo come diritto di accesso al patrimonio culturale, ma anche come la possibilità che ogni utente ha di decodificare le informazioni a prescindere dalle competenze, dagli strumenti tecnologici utilizzati e da eventuali disabilità. La tecnologia diventa uno strumento di superamento di ogni barriera culturale, fisica, cognitiva e sensoriale. In tal senso il PND indica le modalità attraverso cui è possibile ampliare le forme di accesso al patrimonio culturale:
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- rendere liberamente disponibili online i patrimoni informativi secondo formati standard dei dati, prediligendo formati aperti e sistemi collaborativi;
- associare alle risorse digitali licenze d’uso chiare e in grado di garantire il riuso dei contenuti;
- consentire la riproducibilità dei dati per poterli combinare con altri dati, al fine di creare nuovi contenuti;
- garantire la permanenza nel tempo dei dati resi accessibili;
- progettare soluzioni insieme agli utenti, secondo i principi dello universal design (progettazione universale), dello user-centered design (progettazione centrata sull’utente) e della progettazione partecipativa.
Digitalizzare per trasformare
Il processo di Digital Transformation, anche in ambito culturale, riguarda non solo l’implementazione di tecnologie, ma anche il ripensamento e la creazione di modelli operativi funzionali all’ecosistema digitale. In Italia la digitalizzazione dei beni culturali è stata avviata ormai da tempo, tuttavia le esperienze di trasformazione digitale dei singoli enti non sono omogenee. Spesso attività diverse tra loro sono state fatte rientrare nel termine ombrello di “processi di digitalizzazione” e ciò ha contribuito a provocare la frammentazione dello scenario, oltre che, ampliare il divario tra approcci. Nel tentativo di dare uniformità e strutturazione ai processi di digitalizzazione, il PND richiama i requisiti base per la digitalizzazione del patrimonio culturale proposti dall’Unione Europea nei programmi Horizon, ovvero:
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- la restituzione dell’aspetto “visivo” dei singoli oggetti, collezioni o siti culturali;
- la costruzione di storie, esperienze e contesti culturali;
- la produzione di risorse digitali interconnesse, ricercabili con differenti domini o linguaggi.
A definire la maturità digitale di un istituto culturale sarà la misurazione del gap registrato tra l’adozione di singole tecnologie con determinate finalità operative e l’impiego di tecnologie digitali nella trasformazione dei processi interni per il raggiungimento di tali obiettivi.
Digitalizzare per creare sistemi interdipendenti
Creare sistemi interdipendenti permette di abbattere le barriere informative fra i database di settore e indirizzare i sistemi organizzativi al perseguimento di uno scopo comune. Ma per mettere in comunicazione tra loro gli istituti e i loro data center è necessario cambiare il mindset operativo, superando procedure ormai consolidate, passando pertanto:
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- da sistemi indipendenti (silos di dati) a un’infrastruttura comune distribuita, costituita da servizi e sistemi federati
- dai database chiusi ai sistemi aperti, sviluppando sistemi gestionali relazionabili;
interoperabili, a prescindere dalle tipologie culturali dei beni; - dall’autosufficienza alla logica dell’interdipendenza fra gli istituti, riconoscendo quanto l’interdipendenza dell’ecosistema e dei relativi membri sia un valore fondamentale per apportare un valore maggiore tra le parti.
Con il consolidamento dell’ecosistema interdipendente si crea una rete di scambi sicura ed efficiente che consente a tutti gli attori coinvolti di scambiare risorse, saperi, procedure e tecnologie. Una rete interdipendente è inoltre vantaggiosa in termini di sostenibilità poiché riducendo o eliminando sprechi, errori e ridondanze, accorcia notevolmente i tempi di intervento.
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