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Microfilm e acquisizione digitale: quale preferire?

Microfilmatura e acquisizione digitale sono due processi di conservazione documentale che presentano caratteristiche differenti. Nessuno dei due è preferibile all’altro in assoluto ma si adattano all’adempimento di diverse esigenze. La microfilmatura è preferibile al supporto digitale per la conservazione nel lungo periodo (il microfilm consente la conservazione del dei documenti acquisiti fino a 100 anni), dall’altra il documento digitale risulta ottimale nel processo di archiviazione e accesso. Mentre, infatti, l’archiviazione tramite microfilmatura, in quanto comporta l’utilizzo di un supporto analogico, richiede la compilazione di documenti di descrizione e indicizzazione esterni, il supporto digitale permette la creazione automatica di un file di testo associato al documento stesso contenente la sua descrizione. Se guardiamo alla longevità dei supporti, poi, la minore efficienza del supporto digitale è dovuta in gran parte al supporto stesso, che col tempo comincia a degradare e a perdere dati (cd, dvd, dischi magnetici).

In base a queste piccole indicazioni si può capire come un’archiviazione sicura debba prevedere l’adozione incrociata delle due tecnologie. Ciò non implica ovviamente che si debbano creare due archivi distinti con un duplice dispendio di risorse. Esistono infatti dei mezzi che permettono di convertire i documenti microfilmati e digitalizzati gli uni negli altri in qualsiasi momento della loro fase conservativa.

Così i microfilm possono essere convertiti in formati digitali del tipo Tiff, Pdf e Jpg, grazie all’utilizzo di uno scanner. Bucap utilizza lo scanner Nextscan Eclipse, in quanto l’azienda si affida a Kodak per l’assistenza sulla pellicola.

Viceversa un formato digitale può essere trasferito all’interno di un microfilm con la stessa semplicità del processo inverso grazie all’utilizzo di software Kodak dedicati.

Approfondimento
Microfilm e long-term archive

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