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Microfilmatura o acquisizione digitale?

Nella storia dellav conserazione documentaristica la domanda è stata posta più volte ma, ad oggi, sembra che una preferenza assoluta per l’una o l’altra tecnica sia stata espressa su basi oggettive.

Volendo riprendere la questione proviamo a porre degli indici di interesse che ci permettano di valutare le performance delle due tecniche di conservazione, analizzandone le caratteristiche comparabili.

Cosa ricerca un’azienda che voglia affidarsi ad un servizio di conservazione e cosa può far la differenza nella scelta di un particolare media piuttosto che di un altro? Sicuramente al fruitore del servizio interesserà innanzi tutto la durata della vita del media nel lungo termine; in seguito a questo il fruitore cercherà di affidarsi ad un media che possa rappresentare uno standard, in modo tale che ne sia garantita la lettura nel tempo. In base a quest’ultima quindi si andrà poi in contro al media più accessibile e la cui ricerca all’interno di un archivio risulti più veloce e semplice possibile. Anche i costi per la messa in opera della catalogazione e il mantenimento si rivelano, al fine, determinanti per la scelta. Un’azienda si muoverà, quindi, verso una tecnologia che possa comportare costi di mantenimento e lettura minori rispetto al concorrente; infine, ma di massima importanza, si cercherà il mezzo che renda la migliore qualità dell’immagine da conservare.

La lunghezza della vita del media di conservazione
Se lo scopo dell’acquisizione del documento è la conservazione dello stesso, la prima domanda da farsi è: quale dei media può garantire nel lungo termine un mantenimento invariato dei suoi contenuti?

Un media magnetico come un Hard disk può custodire un’immagine intatta per 3-5 anni al massimo; un CD o un DVD può arrivare a 10 anni di vita mantenendo le caratteristiche dei file originale: il supporto dopo fisico decade dopo un tale lasso di tempo e mina la possibilità di estrarne il contenuto.

Il microfilm (in acetato) mantiene l’immagine intatta per oltre 100 anni. Per un periodo del genere il mantenimento digitale necessiterebbe di un ripetuto ripristino su nuovi supporti, quindi di un lavoro di restauro ripetuto negli anni.

Dal punto di vista della durata della vita del media sarebbe, quindi, da preferirsi l’utilizzo del microfilm all’acquisizione digitale del documento, fermo restando che in quanto ad indicizzazione e ricerca il formato digitale offre soluzioni di accesso molto più semplici e veloci.

Lo standard
I supporti digitali subiscono un continuo rinnovo tecnologico. Spesso tecnologie adottate da pochi anni vengono sostituite e rimpiazzate in toto o quasi, per cui gli standard spesso hanno vita molto breve. Per quanto riguarda la conservazione tramite acquisizione digitale è significativo il caso del passaggio da CD a DVD.

Il microfilm al contrario rappresenta una tecnologia matura, sviluppata al massimo dei suoi potenziali. È preferibile quest’ultima in quanto rappresenta uno standard stabile.

Archiviazione e Accessibilità
Per quanto riguarda queste due categorie l’utilizzo del microfilm nell’acquisizione di immagini porta con se degli handicap esecutivi non irrilevanti nei confronti dell’acquisizione digitale dei documenti.

Rivolgiamoci al processo di indicizzazione: una volta acquisite, le immagini in microfilm vanno indicizzate per l’archiviazione: questo processo comporta dei tempi e dei costi notevoli in quanto per ogni immagine acquisita andrà creato un documento esterno di descrizione e indicizzazione. Al contrario l’utilizzo di un software OCR (Optical Character Recognition) applicato all’acquisizione digitale dell’immagine, permette la descrizione immediata di quella e la creazione automatica di un file di testo associato ad essa ad accesso univoco. Sicuramente questa tecnologia favorirà un ricerca veloce e una presentazione immediata del documento al cliente.

Se poi misuriamo il livello di accessibilità e di possibilità di condivisione dei file di tipo digitale, ne risulta che file leggeri e condivisibili via internet o intranet aziendale pongono il digitale ad un livello di usabilità di gran lunga auspicabile rispetto a quello concesso dal microfilm.

La qualità dell’immagine
Fattore rilevantissimo per la conservazione di un’immagine del documento originario, la qualità dell’immagine acquisita crea un divario notevole tra le due tecnologie. Il microfilm secondo le specifiche ANSI (American National Standard Institute) deve mantenere approssimativamente una qualità calcolabile in 2,000 dpi (punti per pollice). Al contrario una acquisizione digitale mediante scansione produce immagini che variano qualitativamente tra i 200 e i 400 dpi. A questo punto la condivisione, tanto semplice e veloce per il digitale, riduce ulteriormente la qualità del documento: la visualizzazione di un documento offerta da un browser web può addirittura dimezzare la quantità di dpi del documento acquisito.

Che processo preferire?
In media stat virtus. L’integrazione dei due processi è la risposta giusta a qualsiasi esigenza di conservazione documentaristica. Unire la qualità dell’immagine resa dalla duplicazione in microfilm, la sua durata nel tempo e la garanzia di accessibilità universale ai suoi contenuti alla facilità e velocità di condivisione e archiviazione dell’immagine digitale, risulta ad oggi il processo più indicato per la conservazione della documentazione nel lungo periodo.

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