Dal 2008, l’Archivio Centrale dello Stato è stato dotato di un’autonomia speciale e ora può contare su una politica scientifica e organizzativa propria. Questo non è che l’ultimo capitolo di una storia che inizia nel 1875, anno in cui venne istituito l’Archivio del Regno, voluto dai Savoia per la conservazione di leggi, decreti e atti del giovane Regno d’Italia.

Ci volle quasi un secolo perché l’Archivio del Regno acquisisse dignità di archivio autonomo. Al termine della II guerra mondiale, dopo la riacquisizione dei documenti trasferiti nella Repubblica di Salò, la legge del 13 aprile 1953 n° 340 donò all’Istituto la piena autonomia e la denominazione di Archivio Centrale dello Stato, che conserva tutt’ora.

Un archivio come quello Centrale dello Stato aveva bisogno di spazi adeguati per poter contenere tutti i preziosi documenti cartacei che hanno contribuito alla costituzione dello Stato italiano. Per tale motivo, venne deciso di adibire a sede dell’archivio un edificio del quartiere EUR di Roma progettato per ospitare la Mostra dell’autarchia, del corporativismo e della previdenza sociale durante l’Esposizione Universale di Roma, prevista per il 1942 e mai tenutasi a causa del conflitto mondiale. Il trasferimento di sede avvenne nel 1960.

Oggi l’Archivio può vantare una consistenza di 110 chilometri lineari.

L’Archivio Centrale dello Stato svolge i seguenti compiti:

  • Conservare i documenti versati dagli organi centrali dello Stato;
  • Conservare gli archivi in comodato o deposito degli enti pubblici di rilievo nazionale;
  • Conservare gli archivi consegnati da privati in comodato, deposito, donazione o acquistati (se di rilevanza nazionale).

Ad oggi, i documenti cartacei non sono il solo patrimonio documentale conservato da questo archivio storico italiano. Foto, microfilm e supporti video e digitali hanno arricchito gli archivi della storia italiana.

Per maggiori informazioni sull’Archivio Centrale di Stato, vi invitiamo a visitare il sito ufficiale dell’Istituto.