Archivio di Stato di Napoli: natali francesi, anima italiana
L’Archivio di Stato di Napoli è uno degli archivi storici italiani tra i più preziosi, seppure nasca dalla volontà dei dominanti francesi e del reggente Giuseppe Bonaparte. Tra le importanti riforme a sua firma, infatti, si può annoverare anche l’istituzione dell’Archivio Generale del Regno (Regio decreto 22 dicembre 1808), che aveva lo scopo di accorpare e conservare i precedenti archivi delle istituzioni del Regno di Napoli in qualità di archivio storico.
Con la restaurazione borbonica (1815), l’istituto archivistico nato sotto i francesi non venne abolito, ma confermato per legge. La sua denominazione mutò in Grande Archivio del Regno e anche i compiti di questa istituzione mutarono, incrementandone l’importanza. Da archivio storico divenne archivio corrente delle istituzioni del regno restaurato.
Quello che dopo l’Unità d’Italia divenne l’Archivio di Stato di Napoli venne diretto da eminenti figure di studiosi che hanno fatto la storia dell’archivistica contemporanea italiana e mondiale, come Bartolomeo Capasso ed Eugenio Casanova.
Durante la Seconda guerra mondiale, l’Archivio di Stato di Napoli subì una perdita importante per la storia: nel tentativo di salvare il patrimonio documentale in esso conservato, una parte rilevante di scritture antiche venne trasferita presso un deposito di Nola, al fine di preservarla dai bombardamenti. I documenti vennero, però, distrutti durante il ritiro delle truppe tedesche nel 1943.
Da 160 anni, la sede centrale dell’Archivio di Stato di Napoli è il complesso monumentale del monastero benedettino dei S.S. Severino e Sossio.
Oggi l’Archivio di Stato di Napoli è un organo periferico del Ministero per i beni e le attività culturali e si occupa di conservare e promuovere un incredibile patrimonio documentario.
Per scoprire di più sull’Archivio di Stato di Napoli, vi invitiamo a visitare il sito ufficiale dell’Istituto.
Area Editoriale