Archivistica di Adolf Brenneke (l’edizione italiana è del 1968) è un contributo davvero fondamentale alla storia dell’archivistica. Un contributo che può paragonarsi solo a quello del trattato del Casanova, dal quale l’opera del funzionario e studioso sassone prende il via.

Brenneke intende dar vita a una ” dottrina archivistica ” che non sia una semplice raccolta di ” ricette già pronte […] ad uso dell’archivista “, ma che, al contrario, basata sulla storia archivistica (intesa a sua volta come qualcosa di diverso da un puro elenco di fatti, di istituti e di regolamenti) e con essa strettamente incorporata, indaghi in concreto come si sono formati e come si formino gli archivi, al fine di ” pervenire in fine ad una conoscenza delle leggi dello sviluppo archivistico “.

Lo scopo dell’opera del Brenneke, come si legge nell’introduzione, è quello di creare un’archivistica sulla base della storia archivistica.

Per il Brenneke, ed in questo si distacca dal Casanova, la storia generale degli archivi intende essere in primo luogo la dimostrazione e al tempo stesso la giustificazione dei principi esposti nella parte relativa alla teoria archivistica. Una storia quindi, o una fenomenologia, di ” tipi morfologici ” più che di fatti, la quale è rivolta in realtà a costruire una morfologia generale degli archivi, vale a dire a porre a confronto le singole forme di archivio e ad inserirle in una tipologia su basi teoretiche. Come scrive lo stesso Brenneke nell’introduzione:

Una tale dottrina archivistica, basata sulla storia archivistica, ci insegna nello stesso tempo anche la strada per giungere alle fonti archivistiche. Essa tuttavia vuole essere più che una semplice dottrina delle fonti, se questa venga intesa come storia e descrizione del contenuto; deve invece, quale storia dei tipi morfologici, cercare di stabilire in quali forme il contenuto si è espresso. Contenuto e forma, interno ed esterno, si appartengono reciprocamente. […]

Ma noi poi non ci limitiamo alla sola trattazione della forma isolatamente considerata; confrontando e sistematizzando vogliamo cercare di mettere in rilievo le categorie morfologiche degli archivi e pervenire in fine ad una conoscenza delle leggi dello sviluppo archivistico.

Il Brenneke tentò, altresì, di trovare un accettabile compromesso  tra le due politiche di ordinamento secondo il principio di provenienza: quella francese dei ‹fonds› e quella olandese della ‹registratura›.

A fianco del principio francese dei ‹fonds›, che conserva solo il contorno della ‹registratura› , e di quello olandese della ‹registratura› , che vuole mantenere ad ogni costo la struttura originaria della ‹registratura›, Brenneke teorizza una terza ed intermedia forma di ordinamento, cioè il ‹principio della provenienza liberamente applicato› o del ‹corpo archivistico›.

L’ordinamento secondo tale principio non vuole senz’altro ripristinare la struttura originaria della ‹registratura›, né mira ad una trasformazione totale secondo uno schema inventato, ma, modificando all’occorrenza la struttura che le aveva dato il registratore, cerca di ottenere la ‹registratura ideale›, che, come un ‹organismo›, sapientemente articolato, e precisamente come un ‹corpo archivistico›, rispecchi effettivamente la storia e la struttura dell’istituto che lo ha prodotto.

Come scrive Filippo Valenti nell’articolo “A proposito della traduzione italiana dell’‹‹Archivistica›› di Adolf Brenneke” in Rassegna degli Archivi di Stato, XXIX/2 (1969): 441-455:

Non è dunque in questo, non cioè nell’unico precetto offertoci dal Brenneke, che consiste il valore teorico dell’opera sua; ma bensì […] nel tentativo da lui perpetrato di istituire, sulla base della fenomenologia e della storia, una tipologia degli archivi e dei fenomeni ad essi connessi

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *