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Eugenio Casanova: fondatore della dottrina archivistica contemporanea

Rari sono, in Italia e altrove, coloro i quali sappiano che cosa sia un archivio; rarissimi, coloro i quali discernano a che veramente serva. Ma, quantunque scarsi di numero, questi eletti costituiscono una forza…

Così Eugenio Casanova (1867-1951) introduce il suo manuale d’archivistica (Archivistica, Siena 1928) : un testo fondamentale per la storia di questa scienza e per il consolidamento dell’archivistica contemporanea.

Dopo un percorso professionale completamente dedicato ai documenti storici d’archivio all’ interno di archivi pubblici di spicco (Archivio di Stato di Firenze, Archivio di Stato di Siena, Archivio di Stato di Torino), Casanova,  divenne direttore del Grande Archivio di Napoli (1907); esperienza che lo portò verso l’archivistica pura.

La nuova responsabilità, oltre alle gravi condizioni di abbandono e di pericolo in cui versava allora, dal punto di vista materiale ed organizzativo, l’archivio napoletano, indussero, infatti, Eugenio Casanova a dedicarsi non più e non tanto allo studio e all’edizione dei documenti, quanto piuttosto ai problemi del loro ordinamento e della loro conservazione, trasformandolo in tal modo da diplomatista e storico positivo in archivista puro.

A Napoli Casanova promosse importanti lavori di consolidamento del vecchio edificio che ospitava il Grande Archivio; eseguì e concluse nel 1909 un censimento completo dei pezzi; riorganizzò il servizio di restauro dei documenti.  Nel 1910 partecipò al secondo congresso internazionale degli archivisti e bibliotecari svoltosi a Bruxelles; nel 1911 ordinò a Napoli una riuscita mostra storico-documentaria del Risorgimento meridionale.

Nel 1916  ottenne la nomina a direttore dell’Archivio di Stato e dell’Archivio del Regno di Roma.  Eugenio Casanova vi avviò subito importanti iniziative di riordinamento e di potenziamento dei fondi e dei servizi.

Gli ultimi incarichi direttivi, l’attività internazionale e la direzione della rivista da lui fondata Gli Archivi italiani (1914 – 1921) avevano sviluppato nel Casanova una viva propensione all’approfondimento degli aspetti teorici della disciplina archivistica. Dunque, nel 1925, l’assegnazione dell’incarico di insegnamento di archivistica presso la facoltà di scienze politiche dell’università di Roma apparve più che naturale e lo indusse a riassumere ed anche a formulare in modo più completo che non per il passato alcune delle sue opinioni in campo dottrinario, consegnate quindi al manuale “Archivistica”  (Siena 1928), cui è giustamente legata la sua notorietà.

Il suo manuale teorico pratico di Archivistica,  la rivista ” Gli Archivi italiani “, così come gli incarichi di prestigio che gli furono offerti e che ricoprì, posero Eugenio Casanova quale punto di riferimento dell’archivistica nazionale ed internazionale (anche a seguito dell’alterna fortuna durante il periodo fascista). Ultimo riconoscimento del mondo degli archivi, fu la nomina alla presidenza onoraria dell’Unione nazionale degli amici degli archivi (1951).

Nonostante Eugenio Casanova non abbia mai pensato ad una dottrina organica, il suo manuale del 1928 ha gettato le fondamenta della dottrina archivistica contemporanea e continua a rappresentare un punto di partenza imprescindibile per lo studio di questa scienza. Il famoso manuale di archivistica italiano è stato considerato dal Brenneke come ” la migliore opera generale sugli archivi che noi possediamo “.

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