Nel 1898 venne pubblicato in Olanda un manuale redatto a sei mani da Muller, Feith e Fruin sui principi dell’archivistica. Il testo, entrato nella storia come il manuale degli olandesi, fu frutto di un intenso dibattito sui metodi e le buone prassi archivistiche che animò il mondo degli addetti ai lavori negli anni precedenti e fu promossa dall’Associazione degli Archivisti olandesi di cui gli autori erano illustri esponenti.

Ma, come annotarono Giuseppe Bonelli e Giovanni Vittani (esponente della Scuola archivistica milanese) nell’introduzione alla traduzione dell’opera (1908): “Questo libro è fatto per tutti noi…” Sottolineando, con ciò, che la norma archivistica valida per gli archivi olandesi era, piuttosto, un’affermazione universale d’archivistica.

Il manuale degli olandesi può essere considerato il culmine di quella grande produzione manualistica che caratterizzò la nascita dell’archivistica.

Con i principi espressi dal manuale si affermarono definitivamente il metodo storico ed il principio di provenienza quali  criteri d’ordinamento validi nell’archivistica.

Grazie all’opera di traduzione di Bonelli e Vittani, il manuale degli archivisti olandesi divenne patrimonio irrinunciabile dell’archivistica italiana.

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