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Il Medioevo e gli archivi ecclesiastici, la salvezza della cultura

Come si è detto, il Medioevo vide il tramonto delle strutture politiche e amministrative fino ad allora vigenti. Con esse si perse la necessità burocratica di conservare e tramandare documenti e pratiche di pubblico interesse in raccolte ufficiali. Questo però, non significò il tramonto anche di una tradizione archivistica fondamentale per l’eredità culturale e informativa dell’umanità.

A farsi carico di questo capitolo della storia degli archivi furono gli istituti religiosi. Monasteri e cattedrali divennero il tempio della conservazione documentale; i luoghi fisici, intellettuali e spirituali degli archivi.

Gli archivi monastici furono il punto di riferimento territoriale per la raccolta e la consultazione di documenti e di atti amministrativi e giuridici tra privati e tra questi ultimi e la Chiesa. Nonostante il ruolo chiave degli archivi ecclesiastici del Medioevo, tali raccolte di documenti furono estremamente selettive. Nella trascrizione delle pergamene e nella raccolta dei documenti più importanti all’interno del cartolario, organizzato su base territoriale, vennero curate particolarmente le informazioni legate ai possedimenti e agli interessi dell’ente ecclesiastico di riferimento, a scapito degli attestati di altra natura.

Sempre nel Medioevo, grazie alla volontà di papa Damaso I (367 – 384), vide la luce il nucleo di ciò che divenne secoli più tardi l’archivio della Chiesa.

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