Nel momento in cui i documenti dinastici, politici e diplomatici si delineano quali strumento prediletto per l’esercizio della sovranità e del potere, gli archivi tramontano nel loro ruolo di istituti di utilità pubblica per divenire segreti mezzi di detenzione dell’arcana imperii.

In Italia, la nascita degli archivi segreti può essere fatta coincidere con l’alba dei governi delle signorie (XIII sec.). La gestione della politica diplomatica e l’amministrazione del quotidiano diventano questione esclusiva delle famiglie signorili, il cui potere e la legittimazione al governo si basava e si consolidava, il più delle volte, attraverso il possesso esclusivo di documenti.

Uno straordinario esempio è l’archivio dei Gonzaga di Mantova: il fondo privato della dinastia era una commistione di atti di politica pubblica e documenti d’interesse privato.

Un ulteriore esempio è la sezione Secreta dell’archivio della cancelleria comunale di Venezia, voluta dal Maggior Consiglio di Venezia (1422).

A Foligno, nello stato della Chiesa, è attestato un  archivio segreto ecclesiastico dal 1478, detto  l’Archivio delle sei chiavi di Foligno, una per ogni priore , dove furono raccolte  le carte politiche anche dei tempi passati, accanto all’archivio amministrativo, destinato al pubblico.

In conclusione si può affermare che, mentre i Comuni avevano decretato, in generale, la libera consultabilità degli archivi da parte dei cittadini, le signorie e le monarchie nazionali che andavano formandosi, ne stabilirono al contrario la segretezza. Alla concezione dell’archivio come proprietà assoluta dell’autorità corrisponde una finalità dell’utilizzazione della documentazione d’archivio volta essenzialmente alla legittimazione dei diritti, quindi una finalità pratico-giuridica.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *