La nascita e i primi sviluppi della scienza archivistica (XVII secolo) ha portato con sé la produzione di primi manuali, che si imposero quali punti di riferimento della nuova disciplina.

L’iniziativa editoriale, sorprendentemente coeva per molti autori, segnala un’esigenza condivisa di definizione di regole e buone prassi di conservazione documentale e di razionalizzazione dei progetti archivistici.

Se è vero che nel 1571 l’erudito Jacob von Rammingen  pubblicò ad Heidelberg il testo Ufficio di registratura e governo delle carte, furono gli italiani a fornire il più nutrito contributo alla manualistica degli albori dell’archivistica. Il rinomato De archivis liber singularis di Baldassarre Bonifacio, Venezia 1632, rappresenta una vera e propria pietra miliare della storia dell’archivistica moderna.

Nei primi decenni del ‘600 venne anche composto il De archivis antiquorum commentarius di Albertino Barisone, che vide però la “luce editoriale” solo nel 1737.

Nel 1647 venne composta un’altra opera dedicata alla gestione dei documenti pubblici: Direttorio et arte per intendere le pubbliche scritture di Fortunato Olmo. Opera che però non riuscì a fornire il proprio contributo alla nascita dell’archivistica poiché rimase inedita.

Niccolò Giussani, nel 1684, pubblicò il manuale di archivistica Methodus archivorum sive modus eadem texendi ac disponendi.

Attraverso la lettura di questi primi manuali di archivistica si può venire a conoscenza dei criteri di gestione dei fondi, secondo le prassi e le regole che andavano affermandosi all’alba dell’archivistica moderna.

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