Le prime formulazioni della scienza archivistica, intesa come insieme di tecniche e competenze per la gestione e la conservazione documentale, sono inscindibili da quelle della scienza diplomatica.

Nata a cavallo tra il 1600 e il 1700 come disciplina di supporto alla storiografia, l’archivistica servì da strumento per il potere nella risoluzione (pacifica o meno) di controversie nazionali e internazionali legate a successioni e donazioni, ciò fu reso possibile grazie alla riconosciuta capacità di definizione della veridicità di documenti sui quali basare le rivendicazioni di diritti territoriali.

Lo spirito di classificazione e di ordine che governò l’Illuminismo diede un apporto fondamentale alla definizione di una scienza archivistica moderna. Ma fu con l’Ottocento e con la grande concentrazione archivistica degli Stati nazionali che la dottrina divenne una conoscenza strutturata.

In quest’epoca, le differenze di approccio ai documenti e alla loro utilità delineò le prime differenze tra le scuole nazionali della neonata scienza archivistica. Nel corso dell’Ottocento, i maggiori contributi alla dottrina vennero dalle scuole tedesche ed italiane.

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