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Normativa archivistica, la storia degli archivi italiani inizia qui

La storia della normativa archivistica italiana può dividersi in tre grandi periodi:  il primo dal 1874 al 1939, il secondo dal 1939 al 1990 ed il terzo molto articolato che arriva fino ad oggi.

Il primo atto normativo dell’Italia unita è il regio decreto n°1852 del 5 marzo 1874, con il quale «tutti gli Archivi di Stato sono posti nella dipendenza del Ministero dell’interno».

Con il successivo regio decreto n°1861 del 26 marzo 1874 vengono poste le basi dell’«ordinamento fondamentale del servizio archivistico»: creazione del Consiglio degli Archivi come organo consultivo del Ministero; istituzione delle Sovrintendenze; disposizioni sul personale; istituzione delle “scuole di paleografia e dottrina archivistica” nei principali Archivi. Il regio decreto 31 maggio 1874 fissa in 10 il numero delle Sovrintendenze e ne definisce il territorio di competenza.

Il regio decreto n°2552 del 27 maggio 1875 detta le prime norme “per l’ordinamento generale degli Archivi”. Il testo legislativo è composto da 79 articoli e rappresenta il primo regolamento archivistico nel quale vengono definiti, per la prima volta, l’ordinamento degli Archivi, il servizio archivistico, il servizio interno e vengono date disposizioni sul personale. Il regio decreto innanzi tutto sancisce l’istituzione dell’Archivio del Regno per conservare la documentazione prodotta dai dicasteri centrali del Regno (art.1). I successivi articoli definiscono la documentazione da conservarsi negli Archivi specificando che quella prodotta dai dicasteri centrali degli Stati preunitari spetta agli Archivi con sede nella ex capitale (art.2) mentre quella delle magistrature ed amministrazioni non centrali del Regno, nonché quella delle corporazioni cessate, è raccolta negli archivi esistenti nei capoluoghi di provincia di pertinenza (art.3).

La legge n°2006 del 22 dicembre 1939 “nuovo ordinamento degli Archivi del Regno” rappresenta un momento fondamentale per l’organizzazione archivistica italiana: Ad essa, infatti, è collegata l’effettiva istituzione di un Archivio di Stato in ciascun capoluogo di provincia. Tale decisione porta a 94, tante erano le province italiane, il numero degli Archivi di Stato. Per distinguere gli Istituti con sede nelle città ex capitali dai nuovi Archivi questi ultimi vengono denominati “Sezioni di Archivio di Stato” anche se non c’era nessun rapporto di dipendenza dai primi ma erano tutti uguali. Con questa legge vengono definiti i compiti dello Stato in tema di archivi: conservare e vigilare. La conservazione “è effettuata nell’archivio del Regno, negli archivi di stato e nelle sezioni di archivi di Stato”; per la vigilanza sugli archivi non statali e e sugli archivi privati sono istituite le “Soprintendenze archivistiche” ( uffici aboliti in precedenza).

Il legislatore inquadrava gli archivi prettamente nella loro veste di strumento di governo e organizzazione amministrativa. Per l’affermazione dell’archivio quale bene culturale si dovranno attendere le devastazioni e le importanti perdite (anche dal punto di vista documentale) che accompagnarono la seconda guerra mondiale e la Convenzione per la protezione dei beni culturale del 1954.

 

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