Negli anni compresi tra la Rivoluzione francese e la Restaurazione, l’Europa ha vissuto uno dei momenti storici più importanti dal punto di vista sociale e politico. E anche da quello archivistico: si può affermare che gli archivi pubblici siano nati il giorno 25 giugno 1794.

In questa data la Convenzione nazionale della Repubblica francese prese la deliberazione di aprire gli archivi storici alla libera consultazione degli studiosi. Una decisione che aboliva ogni limite di segretezza alla ricerca storica e che, in campo archivistico, rappresenta un avvenimento di capitale importanza.

La deliberazione, di fatto, sancì la nascita degli archivi pubblici. Un provvedimento preso con un fine dichiaratamente rivoluzionario, ossia mettere a disposizione del popolo francese i documenti contenenti i misfatti della vecchia classe dirigente: monarchi, antiche famiglie, enti religiosi. Ma fu anche in provvedimento che innescò un irreversibile processo di liberalizzazione di tutti gli archivi francesi.

Sa la “nascita” degli archivi pubblici può essere considerata una delle note positive del periodo del Terrore, in seguito vennero prese altre iniziative di segno opposto. Come la decisione di Napoleone di creare una sorta di grande archivio dell’Impero. Il Louvre divenne il luogo di conservazione di un ingente patrimonio documentale raccolto da tutta Europa.

Ci pensò il Congresso di Vienna, nel 1815, a porre rimedio a questa situazione, imponendo alla Francia la restituzione degli archivi e di ogni altra opera d’arte. Anche se l’iniziativa di Napoleone aveva arrecato non pochi danni a molti archivi europei, quello compreso tra la Rivoluzione francese e la Restaurazione resterà comunque il periodo in cui sono “ufficialmente” nati gli archivi pubblici.