Nell’età moderna, la sorte degli archivi ha seguito sempre più da vicino le evoluzioni degli apparati governativi. L’accentramento dei poteri ha comportato la creazione di grandi archivi centrali al servizio dei sovrani, necessari per tenere le fila di una burocrazia e una produzione normativa che andava complicandosi e aumentando di volume. Accanto a questo, a partire dal XV secolo, la stampa moltiplicò la produzione documentaria.

Ancora una volta, come successe nelle epoche precedenti, la centralità nei confronti del potere costituito, anche nell’epoca della formazione degli stati, corrispose a una centralità geografica. L’archivio rimase vicino ai centri del potere, per la fruizione esclusiva da parte dei regnanti e dei pochi segretari e amministratori.

Accordi diplomatici, attestazioni territoriali, testamenti: gli archivi erano le solide basi sulle quali veniva fondato il potere e la ricchezza dello Stato.

Uno degli archivi esemplari di questo periodo fu l’Archivio di Stato di Simancas (nei pressi di Valladolid, capitale burocratica della Castiglia). Attualmente è uno degli archivi attivi più antichi al mondo. Istituito da Carlo V nel 1540, deve la propria longevità al proprio regolamento che ha rappresentato un modello per molti degli archivi dell’epoca.

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