Gli albori della storia degli archivi può essere fatta risalire alla nascita di un’esigenza specifica che ha gettato le basi del progresso umano: quella della raccolta sistematica e della trasmissione della memoria collettiva.

Dai sistemi di quipu per la contabilità degli Inca, ai mnemon dell’antica Grecia, la memoria collettiva degli eventi, nell’antichità, era prerogativa di pochi. Accanto alla trasmissione orale si era andata sviluppando una capacità di espressione attraverso segni grafici (disegno o graffito) che potevano essere interpretati e compresi più diffusamente.
Il passo decisivo verso la nascita di un sistema di comunicazione delle informazioni che superasse il contesto temporale e soggettivo si è avuto attorno a 5.000 anni fa, con l’impiego dei segni codificati della scrittura cuneiforme sumera. Nacque così la produzione di documenti che potevano essere conservati e fruiti anche a distanza di tempo. Nello stesso momento nacque anche l’esigenza di creare raccolte ragionate di documenti e la necessità di affidare tali raccolte a spazi adeguati e dedicati alla conservazione documentale.

Una delle principali fonti di produzione documentale dell’antichità fu, allora come oggi, la burocrazia. Gli imperi più evoluti (si pensi all’antico Egitto) si dotarono di notai e funzionari d’archivio (agoranomi) che avevano il compito di redigere i documenti e conservarli negli archivi ufficiali.

La storia degli archivi segna un percorso che, grossomodo, può essere fatto coincidere con quello della storia. Grazie alla raccolta sistematica dei documenti antichi, infatti, è stato possibile ricostruire la quotidianità e gli eventi cardine di civiltà lontane e dell’umanità tutta.

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