Se è vero che nella Grecia classica gli archivi assumono una funzione pubblica e sacra, nella Roma (repubblicana e imperiale) gli archivi diventano lo strumento fondamentale per storici, studiosi e giuristi. Grazie alla disponibilità di testi antichi e di archivi organizzati, videro la luce le opere di Tacito e Plinio il giovane, ma anche raccolte normative che hanno fatto la storia del diritto.

Accanto all’archivio pubblico degli uffici amministrativi o dell’imperatore stesso (gli unici archivi ufficialmente riconosciuti come tali), iniziarono a nascere raccolte private di testi e documenti. La redazione di questi documenti, non probatori in sede giuridica se non depositati anche negli archivi pubblici (insinuatio), era affidata ai tabelliones: professionisti il cui nome  deriva dalle tavolette cerate o imbiancate di legno sulle quali venivano registrati i documenti.

La storia degli archivi, durante la Roma classica, pone un’altra pietra miliare per ciò che riguarda la conservazione documentale. La diffusione di supporti meno deperibili delle tavolette cerate, fino ad allora largamente impiegate: i papiri. Diffusione consolidata anche dalla legislazione giustinianea, che impose uno standard di supporto (il papiro, appunto) e uno standard di formato per i contratti.

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